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Benvenuti sul sito di Mauro Koran Graf

 

 

 BENVENUTI SUL SITO DI

MAURO KORAN GRAF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scopo di questo sito è stimolare la curiosità degli ikebanisti dando loro una visione dell’Ikebana la cui forma non sia separata dal suo significato e incitare il lettore ad approfondire i temi qui esposti.

 

 

 

Al giorno d’oggi c’è la tendenza, nell’arte occidentale in generale, ad apprezzare la forma per sé stessa. Le varie composizioni di ikebana vengono ammirate per la bellezza dei vegetali usati, dimenticando che la loro posizione e direzione, la loro scelta ed associazione, le loro misure e orientamento, il loro sfoltimento,  hanno tutti un significato poiché sono basati su regole compositive che simboleggiano lo shintoismo, il taoismo, il buddhismo classico e zen, il feng-shui e il neo-confucianesimo.

 

Siccome nello shintoismo il concetto di divinità si ritrova negli elementi naturali, questo gli ha permesso di coesistere con altri sistemi di valori che sono penetrati in Giappone dall`estero : il principe Shotoku Taishi nel 7° sec., reggente e nipote dell`imperatrice Suiko, diceva :” lo shintoismo è il tronco , il buddhismo i rami e il confucianesimo le foglie”. La cultura giapponese ha sempre mostrato un sincretismo accogliendo gli elementi vantaggiosi di diversi, e a volte contrastanti, sistemi di valori religiosi facendo propri solo gli aspetti più convenienti di ciò che importavano.

 

Il sincretismo religioso, caratteristica della cultura giapponese, lo ritroviamo nell'ikebana poiché le sue regole compositive sono basate su simboli di varie religioni.

Solo conoscendo la storia (e come questa ha influito nel plasmare i modi di pensare collettivi e nel rendere assoluti dei valori) si possono cogliere i significati delle arti tradizionali giapponesi in generale e dell'ikebana in particolare.

In caso contrario la conoscenza sarà per forza superficiale e limitata al suo aspetto esteriore.

 

Costatando che la maggior parte dei blog o dei siti si occupa della tecnica ma non della cultura che soggiace alla comprensione di un ikebana, presunzione di questo blog è dare delle spiegazioni che permettano una sua lettura più approfondita ossia una comprensione della sua struttura e del suo significato  vedi art. 25°

 

Questo sito è stato concepito per essere consultato ogni volta che l'ikebanista incontra un nuovo tema a lui poco conosciuto o vuole approfondire un tema a lui noto.

 

 

Disclaimer

L'autore non ha alcun interesse commerciale in questo blog.  I testi e le immagini inseriti sono personali o estratti da internet; qualora la loro pubblicazione violasse il diritto d'autore, il titolare può comunicarlo con un email e questi saranno subito rimossi.

 

 

 

 

 

ALCUNE REFERENZE

 

 

 

ikebana

 

 

Vari articoli e note di seminari

L'ikebana, filosofia, religione e teoria dei fiori

Ikebana pratico, coautore Masanobu Kudō

Ikebana fiori viventi

Ikebana, quando i fiori diventano arte

Ikebana, l'arte meravigliosa di disporre i fiori

Corso di Ikebana, l'arte di disporre i fiori

Banti-Pereira Jenny

 

Flower Arrangement, Art of Japan

Mary Cokely Wood

 

The Mastery of Japanese Flower Arrangement

Koshu Tsujii

 

The Art of Japanese Flower Arrangement

The Way of Japanese Flower Arrangement

A. Koehn

 

The Art of Flower Arrangement in Japan

A. L. Sadler

 

The Theory of Japanese Flower Arrangements

The Flower of Japan and The Art of Floral Arrangement

J. Conder

 

The Flower Art of Japan

Japanese Flower Arrangement

Mary Averill

 

Japanese Floral Art: Symbolism, Cult and Practice

Rachel Carr

 

Flower Arrangement: The Ikebana Way

Minobu Ohi, Senei Ikenobō, Houn Ohara, Sofu Teshigahara

 

Paysage: un art, une école, un espace

Martine Clément

 

 

 

 

 

temi legati all'ikebana

 

Estetica del vuoto,

Dieci lezioni sul buddhismo,

Yohaku,

Pasqualotto Giangiorgio

 

L'ideale della Via,

Samurai, monaci e poeti nel Giappone medioevale

La cultura del Tè in Giappone

Aldo Tollini

 

Sources of Japanese Tradition, vol. one and two

Theodore de Bary, Donald Keene, George Tanabe, and Paul Varley

 

Epochs of Chinese and Japanese Art

Ernest F. Fenollosa

 

Yin and Yang, l’armonia taoista degli opposti

J. C. Cooper

 

Il Tao: la via dell'acqua che scorre

Alan W. Watts

 

The Culture of Civil War in Kyoto

Mary E. Berry

 

The World turned upside down

Pierre F. Souyri

 

The Ideals of the East

Akuzo Okakura

 

Samurai, i guerrieri dell’assoluto

B. Marillier

 

Lo stile eroico, l’eroismo in Giappone

Junyu Kitayama

 

Zen and the fine Arts

Shin'ichi Hisamatsu

 

Lo zen e l'arte di tirare di spada

R. Kammer

 

The Japanese Arts and Self-cultivation

Robert Carter

 

Bushido, l’anima del Giappone

Inazō Nitobe

 

The Samurai and the sacred

Sthephen Turnbull

 

Lo spirito delle arti marziali

Dave Lowry

 

Lo Zen e la via della spada

Winston L. King

 

Kata

Kenji Tokitsu

 

La via del tiro con l'arco

Paolo Villa

 

The Zen Arts

Rupert Cox

 

Japanese Tea Culture, art, history and practice

Morgan Pitelka

 

Rediscovering Rikyu and the Beginnings of the japaneseTea Ceremony

Herbert Plutschow

 

Lo spirito del Giappone

Leonardo Vittorio Arena

 

Gli insegnamenti della pittura del giardino grande come un granello di senape

a cura di Mai-Mai Sze

 

Sull'estetica giapponese

Donald Richie

 

 

La tradizione estetica giapponese

Laura Ricca

 

 

I fiori del vuoto

Giuseppe Jisō Forzani

 

The Japanese Way of the Flower: Ikebana as Moving Meditation

H. E. Davey

 

Dizionari delle religioni: Taoismo

Ester Bianchi

 

La mente giapponese

Roger J. Davies e Osamu Ikeno

 

Themes in the History of Japanese Garden Art

Wybe Kuitert

 

 

Daimyo Gardens

Shirahata Yozaburo

 

Book of Tea

Kakuzo Okakura

 

San Sen Sou Moku, il giardino giapponese nella tradizione

Sachimine Masui, Beatrice Testini

 

L’universo nel recinto, I fondamenti dell’arte dei giardini e

dell’estetica tradizionale giapponese, І e П

Paola Di Felice

 

 

 

68° profondità nelle composizioni ikebana tradizionali

 

 

profondità nelle composizioni ikebana tradizionali

 

 

 

Contrariamente agli stili creati prima degli anni 1930, molti stili di ikebana apparsi dopo tale periodo sono stati creati, sotto l'influsso occidentale, per essere messi al centro tavola come decorazione ed essere visibili da più lati.

 

 

esempio della Scuola Ohara di composizione visibile da più lati

1

 

 

 

 Gli ikebana basati su stili creati prima di questa data sono composizioni che fino a fine 1800 erano messi solo nel tokonoma oppure, quando -dopo la fine del 1800- sono anche messi fuori dal tokonoma, erano e sono ancora attualmente posizionati contro una parete essendo stati creati per essere visti da un solo lato.   

vedi art. 67°

 

 

 

 

 

 

 

 

Guardando sia le vecchie stampe che i  disegni degli ikebana creati prima degli anni `30 e le fotografie degli ikebana in stile tradizionali dopo tale data, le composizioni disegnate o fotografate da un unico punto possibile, ossia dal davanti, vedi art. 67° appaiono "piatte" senza profondità ed è impossibili, non avendo punti di riferimento esterni alla composizione, capire la direzione dei singoli vegetali e intuire la  profondità della composizione nel suo insieme.

 

 

 

RIKKA

 

In questi due disegni e una fotografia è evidente che non è possibile capire la profondità delle composizioni individuando la direzione dei singoli rami: sembra che tutti i vegetali siano posizionati piatti su di un unico stesso piano.

2

3

 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5

 

 

 

 

 

 

In realtà i vari elementi delle composizioni sono diretti sia in avanti che in dietro, oltre che lateralmente, in modo variato e lo schema a destra  mostra chiaramente la proiezione dei rami principali usati nel Rikka su di un piano orizzontale: si nota una direzione predominante data dai tre rami - 1 , 5 e 6, chiamati shu, fuku e kyaku della Scuola Ohara, che sono disposti in modo obliquo rispetto a chi guarda e sono allineati sul segmento che congiunge le posizioni simboliche del Cielo e della Terra nel Tai-jitu   vedi art. 15° ossia la linea che unisce il punto di massimo-yang (Cielo) al punto massimo-yin (Terra) mentre il resto dei 9 rami principali si dirige in varie direzioni, incluse quelle verso il retro della composizione, dando assieme al ramo principale shu della Scuola Ohara e ramo 5  fuku Scuola Ohara profondità alla composizione.

 

 

6

12I due disegni a lato di Suzuki Harunobu (1725-1770) e quello sotto di  Isoda Koryūsai (1735–1790) mostrano senza dubbi  come i rami dei Rikka siano messi in tutte le differenti direzioni dei 360° possibili, dando profondità alla composizione.

7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7c

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disegno tratto da Seiro-Bijin-Aisugata-Kagami, medio periodo Edo


 

 

 

 

 

 

 

Con l'apparire nel periodo Edo degli ikebana nel nuovo stile Shōka della Scuola Ikenobo (sempre visibili da un unico lato poiché messi solo nel tokonoma)  si è conservata la profondità della composizione.

8

 

 

 

- il disegno a lato di uno Shōka di Aspidistra con alla base i tre piccoli disegni schematici che lo mostrano visto dall'alto, evidenzia:

° il lato yang al sole e quello yin all'ombra dei singoli vegetali -col sole dietro la composizione, a sinistra- vedi art. 15° e con Shin che "guarda" verso di esso;

° tutti gli altri elementi "guardano" verso Shin come è ben visibile nel disegno che mostra il lato al sole bianco/yang e il lato striato all'ombra/yin di ogni singolo vegetale sia nel disegno della composizione come nello schema a sinistra in cui si vede la sezione di tutti i vegetali mostrante il lato bianco/yang al sole (hi omote) e il lato nero/yin all'ombra (hi ura) di ogni singolo vegetale della composizione.

8

 

 

 

 

° lo schema in basso a sinistra mostra le direzioni dei singoli vegetali, direzioni che coprono i 360°possibili dando profondità alla composizione

° lo schema in basso a destra mostra la suddivisione yang e yin dell'intera composizione

 

 

 

8a

 

 

 

 

 

 

 

La profondità della composizione è stata mantenuta anche nei Seika delle altre Scuole, anche se, a differenza dello Shōka della Scuola ikenobo che ha mantenuto la direzione simbolica con i tre elementi principali allineati sulla linea che unisce il Cielo alla Terra basata sul simbolo taoista Tai-ji,  i Seika delle altre Scuole hanno modificato la posizione dell'elemento che la Scuola Ohara chiama fuku.     vedi art.15° e 24°

 

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da Seiro-Bijin-Aisugata

 

 

Gli stili della Scuola Ohara legati alla tradizione, sia nel Moribana che nell' Heika , sempre visibili da un solo lato, derivano dai Seika ed hanno mantenuto la profondità delle composizioni come in questo esempio di Moribana stile Obliquo, profondità difficile da immaginare avendo a disposizione solo le fotografie o i disegni tradizionali che mostrano le composizioni solo dal davanti come la foto A, in cui la profondità della composizione non è valutabile, ma ben visibile nelle fotografie prese da lato o dall'alto

 

 

9

A, dal davanti

foto copyright Scuola Ohara

 

10

 

 

 

 

B, da lato

 

 

 

 

 

 

 

 

11

 

 

 

 

 

 

C, dall'alto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

62° uso dei numeri dispari nell'ikebana

 

uso dei numeri dispari nell'ikebana

vedi prima art. 30° -asimmetria nell'ikebana-

 

 

Nella cultura tradizionale giapponese, e quindi anche nell'ikebana, prima dell'occidentalizzazione  i numeri dispari, poiché yang, erano preferiti ai numeri pari, ritenuti yin ( ricordando che il 2 è l'unico numero pari accettato poiché considerato la somma di yang + yin); di solito nelle composizioni si usano 3 o 5 elementi ed è interessante notare che, in generale, il numero 3 è frazionato in 2 + 1 mentre il numero 5 è frazionato in 3 + 2 :

3 = 2 + 1                                           5 = 3 (2+1) + 2

 

 

 

 

Quando si usano tre fiori, di solito due vengono raggruppati e sono più vicini al centro della composizione mentre uno è tenuto più lontano come ad esempio in queste composizioni  della Scuola Ohara

 

1

2Hana-isho, forma elementare

Moribana,stile obliquo

 

 

 

3 = 2 + 1

 

 

 

3

 

i  fiori del gruppo di 2, che appaiono 4

molto vicini visti frontalmente, in realtà

non lo sono, come si vede dalla foto

laterale della composizione in cui il fiore

corto misura circa la metà di quello a cui appare vicino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Moribana stile Alto  con -Fascia di Colore-

in cui le 3 celosie rosse sono raggruppate  2 + 1

 

56

 

N.B 1:

nei due Stili del Moribana della scuola Ohara più usati (Alto e Obliquo) e più legati all'origine storica dell'ikebana, le inserzioni dei tre elementi principali sono pure suddivise in 2 + 1 ossia  (2) shu e fuku, più vicini + (1) kyaku più lontano, come è ben visibile in questi esempi       vedi art. 15°

 

 

 

78N.B 2:

oltre che apparire otticamente suddivisi in 2 + 1 , anche le inserzioni  dei 3 fiori, che di solito formano il gruppo kyaku negli stili Alto e Obliquo, sono suddivise in 2 + 1 come è evidente in questo esempio di Moribana stile Alto in cui il crisantemo giallo kyaku e suo ausiliare basso sono inseriti vicini nel kenzan anteriore mentre il suo ausiliare alto è inserito più distante, davanti a shu

 

 

 

 

 

 

Questo modo di associare tre o cinque elementi è comune con le arti figurative;  ecco alcuni fra i numerosi esempi con 3 elementi:

 9101211

trittico di Toyohara Kunichika (1835 – 1900) in cui i tre ombrelli sono riuniti 2 + 1

 

 

 

 

per evitare la  monotonia, quando è possibile, la suddivisione 2 e 1 del gruppo non corrisponde alla suddivisione 2 e 1 delle forme o colori perciò un elemento nel gruppo di 2 è simile a quello singolo mentre l'altro è differente: pipistrello piccolo in Saratani, gru bianca in Okyo, fiore in boccio nei gigli di Koson, colore chiaro nei kaki di Watanabe.

 

 

Tomizo Saratani (1949 - )

1714 1613

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

                                                                                                                                                                        Seite Watanabe (1851-1918) Uccello e kaki   

                                                                                                                                                                                                                

 

19anche in questo famoso disegno di Sengai

i tre elementi sono suddivisi in 2 + 1 (lettura da destra a sinistra)

con cerchio e triangolo  color nero e  parzialmente sovrapposti

differenti dal quadrato color grigio e più separato dai due

 

 

20

 

 

in questo tsuba rappresentante i tre Saggi (Buddha, Confucio, LaoTse) che provano l'aceto, la disposizione 2 + 1 è evidente

21

 

 

 

tre ante di un paravento

di Kano Tan'yu (1602-1674)

le 3 chiome del pino sono suddivise in 2 + 1

 

 

 

221

 

 

 

Anche nella disposizione del cibo frequentemente ritroviamo questa regola222

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  22a

 

In questo disegno, tratto da un libro d'ikebana in cui si raccomanda il mettere dell'acqua zuccherata all'interno dei calici dei fiori delle camelie per evitarne l'improvvisa caduta, è evidente la distribuzione delle foglie in 5 e 3 con l'ulteriore suddivisione del 5 in 3 + 2 e il 3 in 2 + 1

 

22b 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche in questo disegno la cortigiana ha in mano 5 camelie suddivise in 3 (2 piccole + 1 grande) + 2 (1 grande + 1 piccola)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'ikebana i tre fiori vengono raggruppati in 2 + 1 ma sempre della stessa specie e colore, differenziati fra di loro seguendo un concetto diverso da quello esposto per la pittura      vedi articolo 56° -i sei kaki di Mu Qi-

 

 

 

2223

 

 

Quando ci sono 5 fiori, di solito, l'associazione è

 

5 = 3 + 2

 

 

come vediamo nella -Fascia di Colore- di questi due Moribana in cui i 5 garofani e le 5 celosie sono raggruppati   in 3 + 2

 

 

 

 

 

24modo che ritroviamo, ad esempio in questo disegno di Koson in cui il gruppo di 5 aironi è differenziato in 2 col collo teso e 3 col collo piegato

                  5 = 3 + 2

 

25

 

 

o nel disegno, Passeri e salice di Hokusai, in cui la distribuzione  3 + 2 sia nei due gruppi di uccelli (3 bianco/neri + 2 neri) ma, distribuiti in modo differente, anche nei colori (3 neri + 2 bianchi).

 

 

27

 

 

Nel disegno di Hokusai è interessante notare come il gruppo di 5 donne sia suddiviso in 2 (vestite di scuro) + 3, suddiviso a sua volta in 2 + 1 (due donne unite poiché tengono la tela con la terza a lato);

 

 

 

28

 

 

 

 

Sempre nel notare la suddivisione del gruppo di 3 in 2 + 1, due uccelli in volo più vicini in Koson,

 

 29

due anatre a terra col collo teso, due pesci piccoli più vicini, due melograni col pappagallo in Keinen, due daini visti da dietro rispetto ad uno visto davanti in Kasamatsu.

303132

 

 

 

 

 
 
 
 
 

anche nel dipinto di Kasamatsu la distribuzione delle suddivisioni 3 + 2 dei due gruppi non si sovrappone alla suddivisione 3 + 2 dei 3 daini visti da dietro + 2 visti davanti.

 

 

 

 

 

33

 

in questa foto eseguita al computer e che ha ricevuto un premio nel 2012 ritroviamo la stessa

 distribuzione tradizionale 5 = 3 (2+1) + 2

 

34

 

 

Per l'ikebanista Ohara è interessante notare che la suddivisione 3 = 2 + 1  e  5 = 2 + 3 la si ritrova nella disposizione delle foglie di Iris (hagumi) nel gruppo frontale (che indica la stagione: 5 in Primavera e 3 in Estate) nei Paesaggi Tradizionali:

 35

Primavera: 5 = 3 + 2

2 foglie "grandi" + 3 foglie "piccole"

(le 3 foglie piccole suddivise ulteriormente in 2 davati e 1 dietro)

 

 

 

Estare: 3 = 2 + 1

2 foglie "grandi" + 1 foglia "piccola"

 

 




 

 Questa ripartizione del 5 = 3 + 2 la ritroviamo ancora nella disposizione del cibo

 

22

23

24a 23a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sul tavolino ci sono3 contenitori rotondi + 2 oggetti allungati (vasallame + bacchette)

 

 

 

23b

 

 

 

 

 

e in molte altre situazioni come in queste immagini su scatole di fiammiferi che, con piccole variazioni, ripetono il tema della suddivisione  3 = 2 + 1 e 5 = 2 + 3; in tutti questi disegni è evidente la gerarchia, simile a quella dell'ikebana, sia nella disposizione di 3 elementi che in quella con 5 elementi in cui ai 2 elementi più importanti (simili a shu e fuku) sono associati tre elementi meno importanti (simili ai tre ausiliari del gruppo shu-fuku)

 

 

 

 

 

 22

 

 

 

 Nell'ikebana,

contrariamente alla maggioranza degli esempi mostrati sopra,  se si usano 5 fiori questi sono suddivisi 2 + 3  ma tutti e cinque i fiori sono della stessa specie e colore, senza (o con poca, vedi art. 56°) differenziazione fra di loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

39 40Questo modo di frazionare i numeri dispari  

3 = 2 + 1    e    5 = 3 + 2

lo ritroviamo nella disposizione delle 3 o 5 foglie di acero nelle composizioni autunnali  -Foglie di acero cadute-   vedi artcolo  59° 

 

 

 

 

 

 

 42o nei 5 crisantemi gialli di questo  Rimpa suddivisi in 3 (2 + 1) + 2

 

 

 

 

 

 

 

molto probabilmente questo modo di disporre 3 o 5 oggetti deriva dalla tradizione di disporre le rocce, a sua volta derivante dalla triade buddhista associata al taoismo   vedi articolo 39° -suiseki e ikebana

 

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"il nuovo si aggiunge al vecchio senza soppiantarlo"

 

44

 

 

foto pubblicitaria di bambole giapponesi che mostra l'attualizzazione delle regole esposte in cui le 5 bambole sono suddivise in 3 + 2 con le 3 grandi disposte come la triade buddhista e suddivise in 2 + 1

 

45

 

 

 

 

 

disegno coreano attuale

3 melegrane (2 + 1) + 2 mani di Buddha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

69° nascita degli stili dell'ikebana

 

 

La nascita degli stili ikebana

 

 

 

Gli stili utilizzati dalla Scuola Ohara, tutti visibili da un solo lato, sono per il Moribana:

 stile Alto

1  

  stile Obliquo                                         

2 

 stile Riflesso nell'acqua

3 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto copyright Scuola Ohara

 

 

 

 

mentre quelli usati negli Heika sono:

 stile Alto 

4             

 stile Obliquo          

5 

 stile Cascata

6 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti questi stili hanno un'origine comune ossia lo stile apparso nel 15° sec., primo nella storia dell'ikebana, simile allo Stile Alto della scuola Ohara, da cui derivano tutti gli altri Stili in questo ordine: Obliquo e suo derivato -Riflesso nell'acqua-, Cascata.

 

Quando nacquero le prime forme di ikebana, esclusivamente messe nel nascente tokonoma vedi art.13° e 67°, lo schema   compositivo iniziale combinava vegetali yang-legno con un ramo principale posizionato verticale e al centro, ramo sempreverde o ramo con fiori, contornato alla base da vegetali yin-fiori o erbe il cui nome Tatebana vedi art. 54°, lettura KUN dei suoi kanji, evidenzia la posizione verticale, diritta, dell'elemento principale ramo.

 

 

Tatebana, disegni tratti da Kao Irai no Kadensho, 1486

 

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 9

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Al ramo sempreverde o ramo fiorito centrale si aggiunsero in seguito altri rami della stessa specie, creando una gerarchia, e il Tatebana si strutturò con regole compositive precise chiamando la composizione  RIKKA, leggendo gli stessi kanji  di Tatebana (lettura Kun) in lettura On e continuando a sottolineare che l'elemento principale della composizione era diritto, verticale.

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Per un certo periodo iniziale, i Rikka erano costruiti unicamente con l'elemento principale verticale, diritto e centrale.

 

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1311

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rikka SHIN

 

 

 

 

 

 

Col passare del tempo si continuò, nelle situazioni pubbliche formali, a comporre dei Rikka con l'elemento principale verticale, diritto e lo si chiamò forma formale o SHIN vedi art. 21° mentre nelle situazioni semi-formali si cominciò a comporre i Rikka semiformali o GYŌ con l'elemento centrale in posizione sempre verticale ma curvato.

 

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14

 

Rikka GYŌ

 

 

 

La composizione informale o SŌ dei Rikka, sempre basata unicamente sulla forma verticale, era usata nelle situazioni informali e veniva composta in bacini bassi contenente sabbia e la composizione è chiamata SUNA (NO) MONO     suna = sabbia

 

 

 1718

 

Rikka SŌ

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parlando in generale ( con specifiche eccezioni ), per tutti i "rami principali" dei Rikka anche quello che attualmente la Scuola Ohara chiama kyaku che è frequentemente un fiore erbaceo fino all'inizio del periodo Edo si usavano principalmente rami sempreverde o rami fioriti mettendo i fiori erbacei solo all'interno della composizione e mai usati come uno dei 7 "rami principali".

 

 

Nel periodo Edo sia la nascente borghesia che i daimyo sottoposti al soggiorno obbligatorio a Edo cominciarono a costruirono presso le loro residenze i primi giardini coltivando cespugli e fiori erbacei perciò si cominciò a creare dei Rikka, sempre esclusivamente nello stile verticale, anche con una sola qualità di fiori messi come "rami principali", ma usando solo  iris, crisantemi, loto, narcisi, fiori tutti legati alla tradizione.

Suna no Mono con     narcisi                                 iris                                           loto

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Rikka con loto            crisantemi                                iris                                           narcisi

22

 252423

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rikka attualizzati, con soli fiori:

loto                                  crisantemi                            iris                                                 narcisi

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28 2927

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel periodo Edo i Rikka erano esposti principalmente nelle dimore della nobiltà shogunale e imperiale mentre l'emergente ricca classe dei chŌnin (mercanti-artigiani cittadini) si limitava alle forme di ikebana più semplici, principalmente gli ShŌka/Seika: lo stile predominante è sempre stato quello "primitivo" verticale fino alla fine del periodo Edo sia nei Rikka come negli ShŌka e Seika

 

 

 

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3132

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La maggior parte dei libri sull'ikebana pubblicati nel periodo Edo erano scritti principalmente per i chŌnin e mostra dei Seika o ShŌka sempre con la predominanza dello stile verticale sia nei vasi alti, bassi o appesi, composizioni tutte create per essere messe solo nel tokonoma; i Seika o ShŌka nello stile Obliquo e Cascata presenti in questi libri sono relativamente pochi.

 

 

 34

 

Da questo stile iniziale con l'elemento principale verticale stile Alto della Scuola Ohara,  derivano tutti gli altri stili apparsi nel periodo Edo cominciando da quello che la Scuola Ohara chiama Obliquo

 

 

35seguito poi dal Cascata, seguiti poi da tutti gli altri stili tradizionali arrivati fino ai giorni nostri.

 

 

Le regole simboliche, create per il Rikka e semplificate per gli shŌka/Seika e ancora oggi applicate negli stili degli ikebana legati alla tradizione, sono state create per i Rikka "primordiali" con l'elemento principale al centro e diritto; queste regole simboliche sono state semplificate, adattandole agli stili apparsi in seguito, ed è solo ricordando che sono state create basandosi sui Rikka "primordiali" che si riesce a capire la simbologia originale in essi contenuta.

Questi simboli sono ancora ben leggibili nello Stile Alto Scuola Ohara e leggibili con più difficoltà negli altri stili derivanti dallo stile primitivo  Stile Obliquo, Cascata e Riflesso nell'acqua poiché la posizione iniziale di shu  Scuola Ohara e altri elementi principali é stata modificata, rendendo la lettura dei simboli nella composizione ikebana più difficile.   vedi ad esempio art. 16° e 17°sulla nomenclatura hongatte/gyakugatte   basata sullo stile Alto e in seguito adattata agli altri stili come il -Riflesso nell'acqua-       vedi anche art. 52°

 

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Nelle situazioni formali ancora oggi si preferisce lo stile iniziale col vegetale principale diritto, attualizzato come in questo esempio con due composizioni (riferimento alla disposizione dei tre oggetti sacri Mitsugusoku vedi art. 13°) in cui predominano rami sempreverde verticali e diritti, con pochi fiori erbacei al centro della composizione, che accompagnano due candelabri e un incensiere.

 

 

 

tempio buddhista Ninna, scuola Shingon, Kyoto