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70° estetica basara e ikebana

 

estetica basara e ikebana

 

 

Come spiegato nell'art. 33, l'ikebana è nato con il tokonoma nell'ambito del kazari, l'arte di disporre gli oggetti, specialità dei doboshu della setta Ji col nome terminante in -ami alle dipendenze degli shogun Ashikaga; la sua codificazione, elaborata nei molteplici manoscritti giunti fino a noi, fu iniziata dapprima dai doboshu con i Tatebana  per poi essere proseguita ed ampliata nei Rikka dagli Ikenobo, dopo la caduta degli Ashikaga e conseguente sparizione dei doboshu.

 

 

Mentre la definizione delle varie regole è opera di autori almeno in parte conosciuti tramite i manoscritti da loro compilati, l'idea iniziale generica dell'ikebana è opera di diversi personaggi, principalmente i monaci al servizio sia degli shogun che degli shugo (amministratori nominati dagli shogun per gestire una o più province) ma anche di alcuni shugo.

 

Una caratteristica di questo periodo storico è il gekokujō ( = trionfo koku degli inferiori ge sui superiori jō) ossia uomini di strati sociali bassi che conquistavano con la forza posizioni occupate in precedenza solo dalla nobiltà imperiale, arricchendosi in modo molto rapido.

 

Nel periodo dei primi tre shogun Ashikaga la moda del tempo esclusivamente maschile era dettata dagli shugo/daimyo basara, ricchi condottieri samurai che non si conformavano agli usi e costumi di quel periodo ma ricercavano, sia nel vestire che nella vita, uno stile raffinato definito dai loro contemporanei basara ossia ostentato, stravagante, appariscente, con predilezione sia per il gusto che la ricerca e l’uso delle cose cinesi nelle arti e nella vita; erano amanti del lusso sfrenato e del mettersi in mostra con vestiti vistosi e sgargianti- spesso di influenza cinese- , accumulavano oggetti preziosi da esporre e assumevano atteggiamenti arroganti, sfrontati e sprezzanti verso tutti inclusa la Corte imperiale e gli imperatori. 

 

 

Benché questi shugo avessero dei comportamenti "sopra le righe" non accettati formalmente dallo shogunato, che in vari editti come il codice Kenmu emanato dal primo shogun Ashikaga Takauji proibiva in modo specifico gli atteggiamenti basara, essi non venivano sanzionati poiché erano comandanti militari a capo di molti uomini ed alleati indispensabili nelle battaglie che lo shogunato stava combattendo.

 

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Anche gli stessi shogun di quel lasso di tempo erano influenzati dall'estetica basara, ad esempio il terzo shogun Yosimitsu Ashikaga (1358–1408) invitava gli ospiti a bere il tè facendoli accomodare su sedie cinesi preferibilmente rosse ricoperte da pelli di tigre o leopardo che venivano importate a caro prezzo dalla Cina, In tali occasioni esponeva i karamono ossia preziosi oggetti cinesi come vasi, tazzine, coppe da sake, contenitori e kakemono cinesi; il ritratto a lato lo mostra vestito con preziosi broccati.

Il suo amore per gli oggetti cinesi (karamono) con i lauti guadagni derivanti dal commercio con la Cina, lo portarono ad accettare il titolo di "re del Giappone" offertogli dalla dinastia cinese Ming.

 

 

Kano Naizen 1570   1616

 

 

 

 

 

 

Particolare di un paravento di Kano Naizen (1570 - 1616) in cui si vede un punto di vendita di spade riservato ai samurai con accanto la vendita di pelli di tigre e leopardo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per avere un'idea della magnificenza degli abiti usati dagli shugo/daimyo basara basta osservare le appariscenti vesti usate ancora oggi nel teatro Nō, forma di teatro nata in quel periodo  (Zeami, ritenuto il suo codificatore, viveva alla Corte shogunale protetto da Yoshimitsu)

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oppure questi abiti dello stilista giapponese Yohji Yamamoto che nel 1997 ha rilanciato la moda basara: il contrasto fra i suoi abiti in rapporto all'attuale moda giapponese riproduce bene il contrasto fra le vesti basara e quelle "normali" del tempo

 

 

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Sia la storia sia i vari racconti cavallereschi leggendari ricordano come esempio di atteggiamento basara vari shugo/daimyo come:

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Toki Yōrito, shugo della provincia di Mino,  è descritto  come esempio di atteggiamento basara, fra l'altro per il comportamento sprezzante verso gli imperatori: a Kyoto, al passaggio del carro dell'imperatore in ritiro Kōgon, invece di cedergli il passaggio scoccò delle frecce contro il suo carro;

a lato un disegno tratto dall`emakimono Tahiheiki, periodo Edo, che mostra Yōrito a cavallo mentre scocca le frecce  e al suo lato un amico che corre in atteggiamento disperato per tentare di fermarlo.

 

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Oppure il violento

Ko no Moronao ( ?- 1351), qui a fianco interpretato dall'attore kabuki Mitsugoro III° , divenuto personaggio di opere teatrali sia del kabuki che del bunraku (marionette)

 

 

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 Il più citato, grazie alle maggiori informazioni storiche arrivate fino a noi, è Sasaki Dōyō Takauji (1296-1373), monaco, poeta e shugo della provincia di Omi,  segnalato come archetipo basara:

 

più importante fra i poeti-guerrieri per le sue poesie renga 81 delle quali contenute nella Tsukubashū, 1356, prima antologia imperiale di renga, di gusti molto raffinati, esperto in quelle arti che diventeranno "tipiche giapponesi" ( ikebana, poesie waka e renga, cerimonia del tè, nascente teatro Nō ) non riconosceva nessuna autorità al di fuori della forza bruta, dava feste per centinaia di invitati come le feste hana no moto  (sotto i fiori) che duravano ventun giorni con gare di poesie renga, canti e danze (dengaku e saragaku) eseguiti da attori professionisti, con i ponti che portavano all'evento coperti con fogli d'oro e tappeti preziosi disposti sotto  ciliegi in fiore; enormi vasi in ottone contenevano fiori profumati e innumerevoli incensieri profumavano il luogo: l'intento era di riprodurre il Paradiso buddhista della Terra Pura. Sedie cinesi e cibi esotici erano a disposizione in abbondanza e i lussuosi premi di solito tessuti preziosi a disposizione dei vincitori dei tō-cha (gare di tè) erano "ammucchiati come montagne".

 

 

 

Non riportato nei testi di ikebana ma solo in quelli storici, Sasaki Dōyō era esperto anche di Tatebana a quei tempi non esistevano ancora regole e ha lasciato un manoscritto che gli storici attuali riportano col titolo Rikka Kuden Daiji sull'etichetta di come disporre i vegetali ma a quell'epoca il kanji RIKKA si keggeva TATEBANA

 

I Tatebana sono nati "disordinatamente" quando l'estetica basara godeva di grande favore  per poi essere codificati al tempo dell'ottavo shogun quando questa, passata di moda, venne sostituita da un'estetica basata maggiormente sullo zen.

 

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Il concetto basara è stato ripreso e riadattato ai giorni nostri e lo troviamo ad esempio nel Sengoku Basara,  un anime  tratto dal videogioco Devil King

 

 

 

 

 

bibliografia

 

Edited by Jeffry P. Mass                                        The Origin of Japan's Medieval World

J.Whitney Hall and Toyoda Takeshi                   JAPAN IN THE MUROMACHI AGE

G. Elison and B. L. Smith                                    Warlords, Artists and Commoners, Japan in the Sixteenth Century

Sadako Ohki                                                       TEA CULTURE OF JAPAN