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13° la nascita dell'ikebana secondo le fonti storiche

 

 

 

LA NASCITA DELL'IKEBANA SECONDO LE FONTI STORICHE

 

 

Le fonti storiche mostrano che l'ikebana, con una struttura basata su regole, è nato durante il periodo Muromachi (1333-1568) grazie al patrocinio degli shogun Ashikaga.

 

 

Il 3° shogun Yoshimitsu, (1358-1408) favorì quelle arti che noi conosciamo come  “tradizionali giapponesi”.

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 Quando si ritirò dalla carica di shogun, egli fece costruire e si stabilì nel Padiglione d'oro, a Kitayama = collina a nord, sobborgo di Kyoto.

 

 

 

 

 Del periodo in cui nasce l'ikebana abbiamo molteplici racconti legati alla tradizione tramandati dalle scuole d'ikebana ma poche informazioni storiche poiché gli attuali storici, conoscendo ancora poco  l'ikebana, si occupano finora in modo limitato del soggetto. Una delle caratteristiche di questo periodo è il termine basara (ostentatazione, eccesso, stravaganza) e l'inizio dell'ikebana parte proprio da quei samurai basara come Sasaki Dōyo (1306-1373), shugo al serivio del primo shogun Ashikaga Takauji, che ha raccontato nei suoi diari i raffinati festini dell'aristocrazia guerriera in cui si esponevano i tatebaba, si gareggiava nel citare poesia o indovinare la provenienza dei vari tè che venivano serviti con saké e prelibati cibi; Sasaki ha anche scritto un  libro sull'etichetta dei Tatebana che viene indicato col titolo Rikka Kuden Daiji poiché gli storici attuali, conoscendo poco la storia dell'ikebana, non sanno che in quel periodo i kanji che si leggono oggi Rikka si leggevano Tatebaba.  vedi Art. 54°


 

 

 

Suo nipote, 8° shogun, Yoshimasa (1443-1473) porta queste arti al massimo splendore e le rende "tipicamente giapponesi"; anche lui, quando si ritira dalla carica di shogun, fa costruire e prende residenza nel padiglione d'argento, nella zona di Kyoto chiamata Higashiyama = collina a est.

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L'importanza di questi due shogun, rispetto ai 15 shogun Ashikaga che ebbero il potere nel periodo Muromachi, è tale che la cultura di tutto questo periodo è suddivisa in soli due parti che prendono il nome dalle loro residenze, ossia:

 

cultura Kitayama, dal 1333 al 1450, dalla residenza di Yoshimitsu

cultura Higashiya, dal 1450 al 1568, dalla residenza di Yoshimasa

 

 

Gli Ashikaga avevano alle loro dipendenze i dōbōshῡ (attendenti), la maggior parte monaci buddhisti di umili origini, i quali prendevano i voti ma non entravano stabilmente in un monastero e, pur essendo monaci, continuavano il modo di vivere che avevano prima di ritirarsi dalla vita pubblica (ad esempio, se erano sposati, continuavano a vivere in casa loro con moglie e figli). Essi erano monaci-laici e, pur avendo la testa rasata come gli altri monaci, erano vestiti con colori sgargianti (mentre i monaci buddisti erano in nero), potevano portare la spada all'interno del palazzo shogunale ed erano gli uomini colti e guida culturale di quel tempo .

 

All'inizio del periodo Ashikaga, buona parte dei dōbōshῡ appartenevano alla setta Ji, fondata dal monaco Ippen a metà del 1200, i cui membri, quando fu fondata la setta, avevano la mansione di accompagnare i Daimyō nelle battaglie con il compito di curare i feriti, recitare le preghiere per i morti, comunicare ai clan l'avvenuto decesso e consegnare l'armatura del defunto. Erano caratterizzati dal nome che finiva in AMI, in onore del Buddha Amida     vedi, per i dettagli, articolo 33°: l'ikebana e la storia

 

Nei momenti di non-battaglia intrattenevano i samurai con poesie, cerimonie del tè e dell'incenso, organizzavano gli inviti e si occupavano degli ospiti.

 

Col passare del tempo, le mansioni di "intrattenimento culturale” prevalsero sulle altre ed essi divennero gli attendenti esclusivi degli shogun Ashikaga.

 

I dōbōshῡ erano gli uomini colti del tempo,  arbitri del gusto e consiglieri estetici degli shogun, e ognuno di loro era esperto d'arte o come poeta o come pittore o ikebanista o come costruttore di giardini o come curatore e restauratore dei preziosi oggetti della collezione artistica shogunale (come i "tre Ami", nonno-padre-figlio Noami, Geiami, Soami) .

La loro cultura, patrocinata dagli Ashikaga, era diventata quella egemone e questo fatto aveva permesso alla classe dei samurai di uscire dalla posizione culturale subalterna a quella della Corte Imperiale, unica fonte di cultura fino a questo periodo storico.

I dōbōshῡ si occupavano di catalogare le collezioni private degli Ashikaga, la stragrande maggioranza di origine cinese, dal vasellame, alle lacche, ai dipinti, ai disegni, e fra i loro compiti c'era anche quello di preparare le sale dei banchetti per gli ospiti dello shogun, addobbandole con “pezzi rari cinesi” (karamono) della collezione shogunale. La passione di Yoshimitsu per gli oggetti cinesi e il suo riaprire il commercio, inattivo sin dal periodo Heian, con la Cina per ottenerli culminò nel fatto che nel 1403 accettò di essere un vassallo di Yongle, terzo imperatore della dinastia cinese Ming, che lo nominò -re del Giappone-.

 

 

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dipinto in cui sono visibili dei vasi cinesi allineati che in questo periodo storico non contengono ancora fiori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante lo shogunato dell'ottavo Asikaga, Yoshimasa, nei ricevimenti si cominciò a mettere, contro la parete principale che ospitava gli oggetti esposti su scaffali, anche una triade di dipinti (kakemono) sacri, in cui quello centrale rappresentava sempre Buddha; ai suoi piedi si metteva un tavolino rialzato (oshi-ita) con i tre “oggetti sacri” (mitsugusoku) ossia un incensiere, un candelabro e un vaso con fiori (il vaso era molto più importante dei fiori)

 

 

 

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Questo modo di disporre i tre o cinque kakemono lo si faceva da tempo ma solo in ambito religioso: a lato disegno datato 1160 che mostra una cappella della setta buddhista Shingon, fondata da Kukai (774-835) in cui sono visibili 5 kakemono con davanti 5 tavolini con incensieri. I dōbōshῡ hanno trasferito questo modo di disporre i kakemono da un luogo sacro alla dimora laica dello shogun.

 

 

 

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È da questa abitudine, formalizzata nella seconda metà del 1400 sotto il patrocinio dell'ottavo shogun Ashikaga Yoshimasa, che nasce l'ikebana: il tavolino con i tre oggetti sacri diventa il tokonoma e contemporaneamente i vasi con i fiori diventano sempre più importanti e il loro contenuto vegetale viene strutturato: da un vaso unico si passa a tre vasi.

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 o anche cinque, nelle situazioni molto formali.

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Le prime composizioni erano dei Tatebana (hana="fiori" tateru=eretti, diritti) e in un diario a noi pervenuto, datato 2o Aprile 1476, si dice che Yoshimasa ordina al doboshu Ryuami di "mettere diritte" alcune peonie.

 

 

 

 

 

 

tatebana         

 

 

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Col passare del tempo, l'incensiere e il candelabro perdono di importanza, messi in secondo piano per poi sparire del tutto, lasciando solo i due vasi laterali il cui contenuto vegetale comincia ad essere strutturato con quelle regole che governano la costruzione di un ikebana ancora ai giorni nostri. All'inizio erano importanti i vasi cinesi che venivano esposti per la loro bellezza mentre i fiori avevano una parte secondaria; ora sono i vegetali che hanno assunto importanza maggiore: i vasi sono scelti in loro funzione e non più scelti a caso ma costruiti in modo specifico per contenere i vegetali dei tatebana/rikka.

 


 

 

 

 

Come spiegato nel 5° articolo (relazione fra ikebana e ambiente), la definizione delle composizioni “di-destra” (hongatte) e “di-sinistra” (gyakugatte) è associata alla loro posizione rispetto al dipinto centrale di Buddha nel tokonoma.

 

Questa “nascita” dell'ikebana avvenne gradualmente nella seconda metà del 1400. Mettere dei fiori davanti agli altari è abitudine comune in tutte le religioni ma metterli strutturati con regole è avvenuto solo in Giappone: le offerte floreali a Buddha avvengono in tutto il mondo buddhista e dal cinquecento periodo in cui fu introdotto il buddhismo in Giappone alla metà del 1400 (ossia per circa 900 anni) non esistono fonti storiche che descrivano dei fiori o rami disposti con delle regole nei vasi; le prime forme “strutturate” di ikebana (Tatebana) appaiono solo a metà del 1400 in concomitanza dell'apparire del tokonoma: quindi l'ikebana nasce in ambito "laico" nelle dimore dello shogun e della Nobiltà guerriera ove il kakemono con Buddha non serviva da altare davanti al quale si pregasse realmente ma solo per dare importanza agli oggetti esposti.

Nella consuetudine giapponese del sincretismo religioso, gli shogun Ashikaga personalmente seguivano, oltre allo shintoismo, varie sette buddhiste, senza esserne legati ad una in particolare, e i vari monaci al loro servizio erano scelti non tanto per la corrente buddhista da questi seguita ma per la loro abilità nei vari campi artistici che interessavano lo shogun.

 

 

 

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Ad eccezione dei rikka fatti comporre a lato del Grande Buddha di Nara da Hideyoshi (che in fondo erano in onore di sé stesso e non del Buddha  -vedi dipinto a lato con le proporzioni dei due Rikka più alti della testa della statua- non esistono descrizioni che parlino di ikebana sugli altari di qualsiasi setta/corrente buddhista; anche gli Ikenobo non hanno mai messo degli ikebana nel Rokkakudo ma le loro esposizioni avvenivano sempre in altri edifici.

 

 

 

 

 

 

 

Dunque l'ikebana storicamente provato appare e diventa un'arte principalmente nell'ambito laico della decorazione e disposizione (kazari) degli oggetti preziosi degli shogun Ashikaga.