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03° il vuoto nell'ikebana

 

IL VUOTO NELL'IKEBANA

 

 

 

Per le religioni e filosofie che hanno influenzato la storia dell’ikebana l’importanza data al VUOTO è grande perciò lo troviamo nelle composizioni ikebana espresso a vari livelli.

 

Nella nostra tradizione il vuoto ha valenza negativa, di carenza, ma in Giappone e Cina esso ha un valore positivo e per intenderne questo suo valore può servire spostare l’attenzione dal concetto di vuoto, che può lasciare a disagio, a quello a noi più famigliare di SILENZIO (ossia vuoto di suoni), che per noi evoca una sensazione di pace, quiete, serenità, non-affastellamento di rumori o concetti:

 

Il richiamo di un ucccello,

la quiete della montagna diviene più profonda;

il rimbombo di un'ascia,

la quiete della montagna cresce

 poesia zen cinese di anonimo

 

 

Il VUOTO nell’ikebana lo troviamo :

 

 

1. ATTORNO ALLA COMPOSIZIONE

 

1

A 

 

 

tradizionalmente posta nel Tokonoma, vuoto per definizione, o al giorno d'oggi in un luogo della casa col vuoto attorno, ossia libero da ogni oggetto che possa distrarre l’attenzione dalla composizione stessa.

 

 

 

 

 

 

2. ATTORNO AI SINGOLI ELEMENTI VEGETALI

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non solo permette di vedere i singoli componenti ma esalta le relazioni, così importanti per il Buddhismo, quali l'asimmetria, l'armonia e il ritmo esistenti fra i singoli elementi.

 

Per il Buddhismo ogni elemento della composizione non possiede consistenza e significati propri ma li acquista solo in relazione agli altri elementi.

 

 

 

Le relazioni fra le misure dei vegetali, sia fra di essi sia in relazione alle misure del vaso, evidenziano l' interdipendenza:  nessun essere o fenomeno esiste di per sé, ma solo in relazione ad altri esseri o fenomeni: ogni cosa nel mondo viene alla luce in risposta a determinate cause e condizioni.

Anche il non più usato sistema simbolico di chiamare Cielo-Uomo-Terra i tre elementi principali della composizione Shoka e Seika metteva in in evidenza queste relazioni.

 

 

3. NEI VEGETALI STESSI

esempio con un ramo di acero

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togliendo il materiale superfluo, dai rametti collaterali alle foglie e fiori in soprannumero; nei rami lasciare l’alternanza irregolare fra spazi vuoti (togliere tutte le foglie) e spazi pieni; quest'ultimi devono avere volumi differenti
 
 
 
 
 
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 Il modo di togliere il superfluo è ispirato alla pittura: in questo particolare del dipinto di Eikyu Matsuoka (1881-1938) intitolato Dame della Corte in abiti primaverili
sia i rami di pino, dipinti non come in natura bensì senza gli aghi vecchi e con solo i nuovi ciuffi apicali, che quelli fioriti sono stati disegnati come idealmente devono essere "sfoltiti" quando usati nell'ikebana in modo che ogni singolo ciuffo e ogni singolo fiore sia ben visibile
 
 
 
 
 
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k3 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
oppure in questo esempio di Ogata Korin, in cui l'azalea non è dipinta folta come in natura ma idealizzata dipingendo solo l'essenziale, senza il superfluo.
 
 
 
 
 
 
 
 
esempio con altri rami
 
 
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scuola Ohara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4. VUOTO ALLA BOCCA DEL VASO

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nei Rikka e Shoka tutte le composizioni emergono da un unico punto centrale (che diventerà centrale o laterale nei Seika), lasciando il resto della bocca del vaso VUOTO e i primi centimetri dei vegetali uscenti dall’acqua sono completamente spogliati da foglie e rami collaterali.        vedi Art. 58

asd

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nella Scuola Ohara il vuoto alla bocca, benché non visibile poiché coperto dai vegetali, è rimasto nei vasi alti (i vegetali emergono solo da ¼ della bocca lasciando gli altri ¾ vuoti); nei vasi bassi, anche se di superficie variabile, la zona vuota e libera di vegetali, con solo acqua, è abbondante, anche se varia con le stagioni.

 

 

 

 Heika stile Alto visto sia dal davanti, ove il vuoto è coperto dai vegetali,

che lateralmente in cui il vuoto è evidente

 

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 scuola Ohara

 

 

 

 

 

 

Ricapitolando, il VUOTO attorno ai vegetali mette in evidenza sia le caratteristiche dei singoli vegetali che le reciproche relazioni care al Buddhismo.

 

 

Come scrive G. Pasqualotto nell’Estetica del vuoto:

La riduzione della quantità degli elementi aumenta la possibilità e l`intensità di percepire la loro qualità, ossia il VUOTO produce povertà quantitativa per produrre ricchezza qualitativa.

La riduzione al minimo degli elementi corrisponde a un’espansione al massimo delle loro qualità e, di conseguenza, si producono le condizioni per un massimo di intensità percettiva.