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46° il tè e l'ikebana

 

 IL TÈ E L'IKEBANA

 

 

ci sono tanti modi di gustare una tazza di tè;

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la "nascita storica" dell'ikebana e alcune sue forme particolari sono associate a tre differenti modi di bere il tè, cha, in Giappone:

 

 

45Secondo la leggenda, la pianta del tè è nata quando Bodhidharma (483-540 d.C), secondo la tradizione colui che introdusse lo Zen in Giappone, volendo assolutamente rimanere sveglio durante la meditazione si tagliò le palpebre: queste, gettate in terra, diedero origine alla pianta del tè; per questa ragione egli viene rappresentato frequentemente con gli occhi completamente spalancati.

 

 

In Giappone Bodhidharma è chiamato Daruma

 

6Sempre secondo la leggenda, a Daruma si atrofizzarono sia le gambe che le braccia poiché rimase fermo in meditazione per 9 anni. La sua immagine è legata a figurine votive usate quando si esprimono dei desideri e  considerate porta-fortuna.

 

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Bamboline che lo rappresentano con occhi spalancati, senza gambe e braccia, vengono vendute con gli occhi senza pupille;

nn

 

su Daruma se ne dipinge una  esprimendo un desiderio e si aggiunge l'altra pupilla solo quando questo si è avverato

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Secondo la tradizione viene dipinta per prima la sua pupilla sinistra: il lato sinistro del corpo umano -occhio compreso- è yang rispetto al lato destro, perciò più importante e preferito; si ricordi inoltre che il kami Amaterasu, dea del sole, è nato dal lavaggio dell'occhio sinistro del padre Izanagi

 

 

Sin dall'introduzione del buddhismo in Giappone, il tè era bevuto dai monaci durante la meditazione per rimanersi svegli; siccome i monaci di alto rango che dirigevano i grandi tempi buddhisti erano scelti preferibilmente fra i membri della Famiglia imperiale, la Corte imperiale si interessò molto presto a questa nuova bevanda e già nel periodo Heian la Nobiltà si divertiva facendo delle gare nel riconoscere, tramite assaggi di differenti tipi di tè -si poteva arrivare fino a cento-, il loro nome, la loro origine geografica e la loro qualità.

vedi art. 47°

 

 

10Nel periodo Heian, i palazzi della Nobiltà erano costruiti attorno a un unico grande salone chiamato shinden che aveva il pavimento in legno e nessuna divisione interna. Per creare spazi più limitati, si usavano dei paraventi che venivano spostati a seconda delle necessità. Questo tipo di architettura è chiamata shinden-zukuri (zukuri=costruzione).

A lato il disegno ideale di dimora in questo stile  con il grande salone centrale shinden, disegato senza il tetto per mostrare l'interno senza divisioni fisse.

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esempio di paravento mobile

 

 

 

 

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Con la presa del potere da parte dei samurai, avendo questi delle esigenze differenti rispetto alla Nobiltà imperiale, lo stile di costruzione dei palazzi cambiò: le assi del pavimento vennero coperte con i tatami, il grande salone venne diviso da pareti con porte scorrevoli fusuma e venne introdotto il tokonoma associato a degli scaffali espositivi. Questo stile architettonico, caratterizzato dalle componenti elencate, si chiama

shoin zukuri (shoin=studio, zukuri=costruzione).

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 esempio contemporaneo di tokonoma

con a lato scaffali espositivi

 

 

 

 

Gli shogun introdussero un modo di bere il tè che prese il nome delle stanze in cui si teneva la riunione, shoincha: all'origine lo studio/shoin era di piccole dimensioni, dato che fu creato dagli abati zen nei monasteri, ma fu ingrandito dagli shogun per poter svolgere le affollate riunioni con i daimyō, samurai ed ecclesiastici di alto rango. Scopo dell'invito a bere del tè era di impressionare gli ospiti esponendo sugli scaffali gli oggetti preziosi collezionati, tutti di origine cinese.

 

14È in questo contesto del shoincha, organizzato dai doboshu, che nasce l'ikebana   vedi articolo 13° e seguenti

 

Gli ikebana usati erano prima i tatebana poi i Rikka e Sunanomono (Rikka in stile informale/sō)

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oggetti esposti e un Sunanomono

Tatebana/Rikka

 

 

 

 

Dunque l'ikebana, creato dai doboshu e sviluppato in seguito dalla scuola Ikenobō -da cui derivano tutte le altre Scuole- è nato nel contesto dello shoincha.

 

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il tokonoma occupava solo una piccola parte delle pareti rispetto agli scaffali con gli oggetti esposti

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disegno eseguiti dai doboshu al servizio dell'ottavo shogun Ashikaga quale pro-memoria mostranti gli oggetti esposti durante i shoincha

 

 

 

 

 

Lo shoincha fu usato sia dagli shogun Ashikaga che dai tre unificatori, Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e IeyasuTokugawa, per impressionare gli ospiti.

 

 

 

Contemporaneamente, iniziato principalmente dai mercanti di Sakai e poi, specialmente per scopi politici, patrocinato da Nobunaga e da Hideyoshi, nacque il Chanoyu o wabicha o Cerimonia del tè, modo di bere il tè influenzato dallo Zen e codificato da Sen no Rikyu. Mentre nel shoincha la bevanda veniva preparata nelle cucine, portata nello shoin con sake, vari tipi di cibi e servita ai numerosi ospiti, nel wabicha il tè viene preparato direttamente davanti ai pochi ospiti.

 

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All'opposto delle grandi sale in cui si teneva lo shoincha, il wabicha si svolgeva in un ambiente piccolo, due tatami e mezzo secondo Rikyu, e in una capanna all'esterno della dimora principale.

 

 

 

 

capanna da tè del wabicha

 

 

Nel contesto del wabicha, chiamato anche Cha-dō o Sa-dō, si sviluppa un modo di disporre i fiori nel tokonoma influenzato dallo zen, il chabana, semplice composizione che evidenzia la stagione e in cui si usano pochi vegetali "disposti come nei campi" secondo Rikyu.


2019Contrariamente ai Rikka, molto codificati e usati nell'ambito del shoincha, per comporre un chabana non si seguono regole scolastiche ma si usano pochi elementi disposti secondo l'estetica zen; il chabana, come tutta la Cerimonia del tè, evidenzia sia l'unicità che la transitorietà dell'incontro: ichi-go, ichi-e (una volta, un incontro)

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Mentre nel shoincha, si usavano vari tipi di tè, nel chanoyu si usa solo il tè verde in polvere matcha

 

La scelta fra i due modi di bere il tè, shoincha e chanoyu, era basata sull'occasione e lo scopo della riunione.

 

Sen no Rikyu, al servizio di Toyotomy Hideyoshi, quando doveva organizzare un shoincha, eseguiva dei Rikka opulenti e giganteschi mentre quando presenziava a un Chanoyu componeva dei chabana semplicissimi.

 

Sen no Rikyu

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chabana attribuito a Rikyu

 

 

 

 

 

rikka , autore anonimo

 

 

 

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Anche Ikenobo Senko, iemoto della Scuola omonima, contemporaneo e conoscente di Rikyu,  eseguiva dei Rikka ma anche dei chabana

 

chabana attribuito

a Ikenobo Senko

 

 

 

 

Dopo il shoincha, associato alla nascita dell'ikebana e in cui gli oggetti esposti e le composizioni floreali Rikka dovevano "stupire" gli invitati e il suo "opposto" wabicha in cui, dagli utensili al chabana, tutto era impregnato dalla raffinata semplicità zen, nella prima parte del periodo Edo o Tokugawa appare un nuovo modo di bere il tè, alla cinese, chiamato senchadō, la via del sencha, nome derivante del tè verde usato a foglie intere e "infuse" sen nell'acqua    

vedi anche articoli 36°, 47° e 48°

 

 

 

27Questo modo di bere il tè "alla cinese", già in uso nella popolazione cittadina, fu adottato dai Letterati giapponesi -i Bunjin- sia perché essi

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emulavano i Letterati cinesi ma anche per differenziarsi dai samurai che praticavano il wabicha. Durante queste riunioni i Bunjin creavano delle composizioni floreali riferentesi al "gusto cinese" di cui era impregnato il senchadō: queste composizioni chiamate bunjin si differenziavano sia dall'ikebana delle Scuole, poiché non hanno regole compositive, sia dal chabana dei samurai per la scelta ed esuberanza dei vegetali

 

 

tipica teiera usata per il sencha

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"autoritratto ironico" di Bunjin

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Wên-Jên, letterati cinesi emulati dai bunjin giapponesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricapitolando, i tre differenti modi di gustare il tè han dato origine a tre componenti dell'ikebana ossia l'ikebana insegnato dalle Scuole è legato al shoincha, il chabana è legato al wabicha mentre le composizioni bunjin sono legate al sencha dei Letterati.

 

 

 

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