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33° l'ikebana e la storia: periodo Muromachi e Azuchi-Momoyama

 

 

Periodo Muromachi 1333-1568 o Ashikaga, secondo shogunato

È in questo periodo che appare l'ikebana storicamente provato nell'ambito della decorazione e disposizione (kazari) degli oggetti mostrati agli ospiti dagli shogun Ashikaga.

 

Il clan Ashikaga, quando prende il potere, trasferisce la sede dello shogunato a Heian-kyo (che in quel periodo era stata ribatezzata Kyoto) ove risiede l'Imperatore con la sua Corte e i monaci zen diventano ufficialmente i consiglieri shogunali. La classe guerriera a contatto diretto con la Corte imperiale €œsi ingentilisce€ e la Corte shogunale, già  ai tempi del terzo shogun, sostituisce quella imperiale nel creare una nuova cultura. La Corte imperiale difende le forme di cultura giapponesi mentre quella shogunale è attratta dalla cultura cinese.

 

Due shogun Ashikaga hanno influenzato moltissimo le arti (vedi anche articolo 12° e 13°) e sono:

 

 

9° il terzo, Yoshimitsu (1358-1408), grazie al quale l'arte e l'estetica zen si affermano. Egli fondò un monastero zen che divenne il centro della scuola di pittori paesaggisti, pittura Suiboku, favorì la nascita del teatro Nō (creato da Kan`ami e suo figlio Ze`ami), promosse l`arte del Kare Sansui (giardino secco), mise le fondamenta per lo sviluppo della Cerimonia del tè quale manifestazione estetica, diffuse la poesia renga e fu un grande uomo politico.

 

 

10° l'ottavo, Yoshimasa (1443-1473), nipote di Yoshimitsu e pessimo politico che causò la fine del dominio Ashikaga, fu l'ultimo grande patrono delle arti zen.

Ritirandosi dalla carica di shogun e istallandosi nel Padiglione d'argento, Yoshimasa favorì tutte le arti che oggi conosciamo come tipicamente giapponesi.

 

 

 

 

 

 

 

I maggiori artefici di questi cambiamenti culturali del Periodo Ashikaga furono i monaci della setta Ji, riconoscibili dal suffisso -ami nel loro nome in onore del Buddha Amida, che erano alle dipendenze degli Ashikaga quali inservienti e facevano parte dei dōbōshū, ossia "compagni"€, gente di umili origini ma la cui cultura era tenuta in grandissima considerazione e ammirata da tutti; erano loro gli arbitri indiscussi del buon gusto ed erano loro che davano gli standard della cultura alla Corte shogunale e, di conseguenza, a tutto il paese.

Quale riscontro dell'importanza dei nomi terminanti in -ami dei dōbōshū, a Kan`ami e suo figlio Ze`ami, ritenuti i fondatori del teatro Nō, il nome fu dato loro dallo shogun Yoshimitsu, anche se erano attori e  dunque fuori-casta e non monaci della setta Ji, poiché un nome che finiva in -ami richiamava il rispetto in cui erano tenuti i monaci della setta Ji e la desinenza -ami di un nome venne assunta anche da non-monaci.

Fra i veri monaci della setta Ji al servizio degli Ashikaga si ricordano:

° So`ami, Mon`ami e Ritsu`ami che, oltre ad essere rinomati pittori, erano conosciuti per le loro composizioni tatebana€; Mon`ami scrisse il Mon`ami Densho, libro sui Tatebana

° Zen`ami, celebre progettista di giardini

° Sen`ami, No`ami e Gei`ami, nonno-padre-figlio conosciuti come "i tre Ami", celebri sia come artisti che come curatori€ e catalogatori delle opere d'arte cinesi degli shogun.

I dōbōshū, per evidenziare agli ospiti la ricchezza ed il buon gusto degli Ashikaga, iniziarono ad esporre molti oggetti cinesi della collezione privata degli Shogun, specialmente vasi, che all'inizio erano vuoti ed ammirati unicamente per la loro bellezza ma, col passare del tempo, furono usati come contenitori di vegetali, riducendone il loro numero e dando maggior importanza al contenuto vegetale disposto all'inizio con semplici regole che si raffinarono col passare del tempo; contemporaneamente il luogo in cui venivano esposte queste composizioni venne strutturato diventando il Tokonoma vedi Art. 13°

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I primi creatori di composizioni strutturate, chiamate Tatebana, sono i dōbōshū  della setta Ji.

 

 

Al servizio di Yoshimasa entrò anche un monaco della setta Tendai, la cui bravura nel comporre i Tatebana impressionò talmente lo shogun che questi nel 1479 lo insignì del titolo di -Dai Nippon Kadō no Iemoto- ossia -colui che originò l'arte della Via dei "fiori"€-.

 

 

 

Il suo nome, Senjun Ikenobō, appare per la prima volta nel 1462, nel diario di un abate che parla di una sua composizione in un vaso d'argento che aveva stupito la popolazione di Kyoto. Le sue composizioni cominciarono ad essere preferite a quella dei dōbōshū della setta Ji e, con la caduta degli Ashikaga nel 1573 e la conseguente caduta in disgrazia della setta Ji troppo legata agli Ashikaga, gli Ikenobō assunsero il monopolio dell'ikebana che mantennero per più di due secoli. Nel periodo Edo apparvero altre scuole, tutte derivanti dagli Ikenobō. Anche i due primi Iemoto della Scuola Ohara hanno imparato l'ikebana alla Scuola Ikenobō.

 

 

I primi manoscritti sull'ikebana a noi pervenuti appaiono durante lo shogunato di Yoshimasa e sono:

 

° SENDENSHO, di vari autori anonimi, datato 1445 dal suo primo proprietario Fu`ami e 1536 dall'ultimo proprietario Ikenobō.

Descrive cinquantatrè composizioni chiamate Tatebana, con alcuni Nageire, composte non in funzioni estetiche ma solo cerimoniali come sposalizio, passaggio alla maggior età  o al ritiro dalla vita attiva, partenza per la guerra, diventar monaco, ed altro.

Non descrive nomi tecnici al di fuori del ramo principale, sempre verticale e centrale, che chiama shin e dei rami-secondari che chiama indistintamente soe-mono, differenzia la posizione hongatte e gyakugatte e dice di non usare mai il numero quattro, omofono di morte. Tutte le cinquantatrè composizioni sono usate nell'ambito della disposizione del Mitsu-Gusoku, i tre oggetti sacri che diventeranno più tardi cinque, Gogusoku, con l'aggiunta di due vasi con "€œfiori"€ ai lati vedi Art. 13°

 

 

° MON`AMI DENSHO, autore Mon`ami, monaco della setta Ji, più sistematico ed evoluto nella teoria del precedente, contiene interpretazioni buddhiste delle composizioni.

 

 

° HISAMORI-KI, otto volumi manoscritti dal samurai Isamori Osawa dal 1460 al 1492, in cui si parla per la prima volta di stile shin, gyō, sō.

 

 

° SENNO KUDEN datato 1542, primo testo scritto dagli Ikenobō, mostra un'evidente differenziazione delle composizioni Ikenobō rispetto alle altre eseguite dagli -ami.

 

 

° Ikenobō SEN`EI DENSHO, 1545, elenca i sette rami principali del Rikka

 

 

 

Periodo Azuchi-Momoyama 1573-1603 o dei tre unificatori:

Oda Nobunaga                 Toyotomi Hideyoshi         Ieyasu Tokugawa

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Gli Ikenobō sono gli incontrastati maestri dell'ikebana. Causa l'introduzione delle armi da fuoco e per esaltare il loro potere, i tre unificatori costruiscono castelli fortificati le cui stanze sono molto ampie; i Tatebana si trasformano in Rikka, mostrati per ostentare la ricchezza e il potere dei capi guerrieri.

Lo Zen non è più sostenuto e preferito ufficialmente dai tre unificatori come nel periodo Ashikaga ma continua ad influenzare nettamente parte della vita quotidiana dei samurai.

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In questo periodo la Cerimonia del Tè raggiunge il suo apice con Sen no Rikyū, influenzando anche il modo di concepire le decorazioni in generale, e quindi anche l'ikebana, contrapponendo alle decorazioni formali dei Tatebana-Rikka la semplicità  informale del Nageire-Chabana.

Rikka e Nageire sono usati entrambi nella quotidianità , i primi nelle situazioni ufficiali e i secondi in quelle informali.

Rikyū era uno dei vari Maestri del Tè al servizio di Hideyoshi

Sen no Rikyū

 

 

 

Interessante notare che Sen no Rikyū, uno dei cinque Maestri della Cerimonia del Tè al servizio di Hideyoshi, a

seconda delle situazioni, eseguiva immensi Rikka nei palazzi e minuscoli chabana per il Wabi-cha, cerimonia

tenuta sia nella umile capanna di legno tutta wabi-sabi, sia nell'altra -capanna da Tè trasportabile- , in oro e con

il vasellame pure in oro usata da Hideyoshi per impressionare gli invitati durante le campagne militari e due

volte presso la Corte Imperiale.

 

 

 

 

 

L'arte della Cerimonia del Tè si era evoluta a partire dai primi shogun Ashikaga; all'inizio essa era tenuta nelle grandi sale del palazzo shogunale e serviva a sottolineare la ricchezza dello shogun; i dōbōshū esponevano gli oggetti preziosi della collezione Ashikaga, per lo più  d'origine cinese e perciò chiamati Karamono (mono="oggetti" , Kara lettura kun del kanji Tang,  ossia cinesi)) in contrapposizione ai Wamono ("oggetti" giapponesi) e Kōraimono ("oggetti" koreani)

 

 

 


 

originale della capanna da tè wabi-sabi                                          riproduzione capanna da Tè in oro, trasportabile, di Hideyoshi  


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