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36° introduzione storica alla composizione Bunjin: i Letterati

 

 

INTRODUZIONE STORICA AI BUNJIN I LETTERATI

 

 

 

Noi conosciamo il Giappone soprattutto come patria della "Via", del "Metodo" (-dō) ove l'accento è posto sulla disciplina e non c'è spazio per gli spiriti liberi .

 

Però in Giappone ci furono dei movimenti artistici che si scostarono da questa visione zen

della vita : uno di questi fu il BUNJIN-GA (Bun = lettere, Jin = uomo, Ga = pittura),

“pittura dei Letterati” chiamato anche Scuola Nanga formato da artisti-pittori provenienti

dagli strati più elevati, educati e riflessivi della società giapponese .

 

 

In Cina, il termine “pittura dei Letterati” (Wên-Jên Huain in cinese, che diventa Bun-Jin-Ga, in giapponese) non faceva riferimento a un particolare stile pittorico, ma piuttosto ai requisiti di un pittore aristocratico (contrapposto al pittore artigiano-professionista), cioè la nascita, la posizione sociale, l'educazione, la cultura e persino lo stato d'animo; In Cina i Letterati, non avendo problemi di soldi, non dipingevano per guadagnarsi da vivere perciò erano al di fuori dei dettami ufficiali del gusto e potevano essere più spontanei e individualisti degli artisti vincolati ai loro mecenati. Le opere dei pittori artigiani-professionisti erano considerate inferiori a quelle dei dilettanti istruiti Wên-Jên .

 

 

1Nel 1654 mentre era al potere il 4° shōgun Tokugawa, entrò in scena a Kyoto un monaco zen cinese, di nome Ingen che predicava uno zen più austero rispetto alle correnti zen presenti in quel tempo .

 

 

 

Il giovane shōgun, allora diciottenne, rimase affascinato da Ingen e gli offrì un vasto terreno e il sostegno finanziario per stabilirsi a sud di 2Kyoto ove fondò, osteggiato dalle altre sette zen già esistenti, la sede della sua nuova setta zen, chiamata Obaku, facendo costruire il tempio di Mampuku-ji, in puro stile cinese, importando dall'estero tutto il costoso materiale necessario per la sua costruzione .

 

 

Ingen                                                                                        Manpuku-ji                                                                                           

 

 

 

Lo shōgunato continuò le sue sovvenzioni permettendo alla setta zen Obaku di costruire

centinaia di templi in tutto il Giappone; alla guida della setta Obaku seguirono a Ingen

ventun generazioni di monaci cinesi, con l'eccezione di uno o due giapponesi, per circa centoventi anni, finché intervennero i giapponesi, permancanza di monaci immigrati

cinesi.

 

Ingen introdusse in Giappone la calligrafia stile Ming e il

Senchadō =via del tè infuso, modo cinese di gustare il tè in foglie intere, differente dal Matcha, praticato dai Maestri del Tè, cerimonia tutta wabi-sabi in cui si usa il tè in polvere. il tè preparato infondendo le foglie intere era già conosciuto a livello popolare e venduto dagli ambulanti nelle grandi città

 

 

differenza nell'ambiente e nella disposizione degli utensili fra

 

  MATCHA

e SENCHA

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nel Sencha si potevano usare delle sedie, come era l'abitudine in Cina

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 Ancora al giorno d'oggi il Mampuku-ji è il quartiere generale nazionale delle varie scuole del tè sencha .

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Il Sencha è una funzione molto più rilassata e pratica del Matcha, comportando un minimo di cerimoniale e un massimo di gioco; frequentemente il Sencha veniva svolto nella natura, vicino a un fiume o fra le montagne, luoghi che decantavano componendo poesie e dipinti mentre conversavano e bevevano il tè.

 

 

Le radici dei letterati giapponesi (chiamati Bunjin) sono in Cina, ove si erano

formati i letterati cinesi (persone la cui vita era dedicata all'arte e alla letteratura, ma per le quali nulla era tanto elevato da non poter essere messo in discussione o da non poterne ridere), un ibrido di confucianesimo e di taoismo.

 

Dal confucianesimo veniva il loro aspetto serio, colto, studioso

 

" se vuoi governare lo stato pacifica prima la tua famiglia.

Se vuoi pacificare la tua famiglia, disciplina prima te stesso.

Se vuoi disciplinare te stesso fai prima retto il tuo cuore.”

 



Per i letterati cinesi si rendeva "retto il cuore" praticando le arti quali  la letteratura, "le tre

perfezioni" di poesia , pittura e calligrafia, alle quali si aggiunse la musica, solo di

strumenti a corde.

Col passare del tempo questa pratica si ampliò a tutte le arti che entravano nello studio di

un intellettuale dalla lavorazione del bambù e del metallo, alla ceramica, la fabbricazione

della carta, dell'inchiostro, dei pennelli, delle pietre da inchiostro.

Ma la pratica delle sole virtù non era molto attraente, perciò i letterati si riferirono anche al taoismo, da cui deriva il loro spirito libero amante della natura, mondo dei saggi che vedevano la vita libera come l'acqua o il vento, erano idealmente eremiti che non desideravano altro che ritirarsi dalla polvere del mondo e godere della "pura conversazione" con gli amici.

Al tempo della dinastia MING 1368-1644 in Cina la figura del letterato

era chiaramente distinguibile: senza problemi di soldi, viveva idealmente in semi

isolamento in un eremitaggio ove riceveva gli amici .

 

 

Un famoso scrittore dell'epoca Ming diceva :

 

“l'ideale è vivere in cima ad una montagna ; altrimenti in campagna. Se no, nei

sobborghi. Quand'anche non si potesse abitare tra cime e vallate, l'abitazione

del letterato deve avere l'aspetto di un luogo lontano dal mondo terreno:

alberi secolari e fiori esotici in giardino, oggetti d'arte e libri nello studio.

Chi dimora in questa casa non saprà del passare degli anni e gli ospiti

dimenticheranno la partenza ".

 

 

Lo sviluppo dei letterati fino al XVI° sec. avvenne solo in Cina ; Il Giappone, intanto, era diventato il paese delle arti marziali, in contrapposizione alle arti letterarie .

 

Per il loro comportamento, anche se non chiamati in questo modo, i primi "letterati" emersi in Giappone si possono considerare i maestri del tè del XVI° sec., protetti dalle guerre e dagli sconvolgimenti dei loro tempo grazie alle istituzioni zen di Kyoto .

 

Essi adottarono l'ideale Ming dell'eremitaggio sviluppando la casa da tè wabi-sabi in cui si rifugiavano sottraendosi alla mondanità e lì trovavano tutte le arti dei letterati: la calligrafia nel Tokonoma, la poesia, la lavorazione della ceramica, del bambù, della pietra e del ferro.

 

 

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Oribe, che subentrò a Sen-no-Rikyū quale Maestro del Tè

presso lo shōgun, creava tazze da tè sbilenche, con i bordi

ritorti e disuguali.

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La Scuola Ohara usa dei vasi tipo-Oribe

 

 

 

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Enshu, suo successore, sorprendeva gli ospiti, dopo un acquazzone, gettando un secchio d'acqua nel tokonoma al posto della consueta

composizioneChabana.

Kobori Enshu ( 1579 - 1647)

 

 

Grazie all'allentamento dei divieti d'importazione dei libri stranieri imposti dai Tokugawa, arrivarono in Giappone notizie sui letterati cinesi e le loro idee attecchirono anche su parte degli uomini di cultura giapponesi; i Bunjin iniziarono a contestare il sistema del

potere shōgunale e alcuni letterati giapponesi pubblicarono scritti in cui attaccavano lo

shōgun e invocavano il ritorno al potere reale dell'imperatore, preparando così il terreno

per la caduta del bakufu.

Il tempio fondato da Ingen fu preso come punto di riferimento dai Bunjin sia perché i monaci zen che venivano direttamente dalla Cina erano anche pittori e nel tempio, oltre che avere notizie di prima mano sulla cultura cinese, si usava bere il Sencha: questo modo di bere il del tè fu adottata dai Bunjin per differenziarsi dai samurai xche usavano il Matcha.

 

 

Uno degli utensili tipici del Sencha è lo scacciamosche (Hossu in giapponese), molte

1110volte posto nel Tokonoma, che ha il significato simbolico dell'allontanamento di quelle

"mosche", le preoccupazioni della vita, e tenerne uno a portata di mano significava che ci si accingeva a dedicarsi, durante il Sencha, alla "pura conversazione".

 

 

 

 

Benché si usi lo stesso termine -Bunjin- per i letterati cinesi e giapponesi, fra di essi c'era una differenza basilare :

molti letterati cinesi facevano parte della classe burocratica governante e la classe

militare era loro subordinata mentre in Giappone la classe militare governava il paese e i letterati giapponesi erano subordinati alla classe dei samurai da cui dipendevano

economicamente.

 

Dunque i letterati cinesi erano una classe omogenea ben definita, composta da intellettuali che lavoravano o avevano lavorato nell'apparato burocratico cinese mentre i letterati giapponesi erano persone molto differenti una dall'altra, aventi in comune

l'attrazione per il gusto e modi di vita dei wên-jên.

Mentre i wên-jên erano agiati pittori-dilettanti che non facevano commercio con le loro opere, in opposizione ai pittori artigiani-professionisti, molti dei bunjin giapponesi vendevano i loro dipinti per vivere.

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Per quanto riguarda le composizioni “floreali”, i

wên-jên usavano mettere composizioni

libere ovunque nelle loro stanze mentre i

bunjin mettevano leloro composizioni nel

tokonoma.

Quali spiriti liberi non potevano adattarsi alle

regole imposte dalle varie Scuole d'Ikebana perciò si rifiutarono di usare delle composizioni

“floreali” quali il Chabana, che ricordava il Matcha

della classe guerriera, o altri Ikebana di qualsiasi

Scuola che, con le ferree leggi compositive, toglieva loro la libertà d'espressione.

Essi eseguivan Bunjin, in cui, pur mantenendo le regole estetiche comuni all'Ikebana, la libertà personale prese il sopravvento.

 

 

 

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Il riferimento all'origine cinese del loro movimento intellettuale rimase molto forte e visibile nei materiali scelti, dai tipi di vegetali con forti riferimenti alla simbologia cinese ai vasi cinesi o riferentesi alla Cina, agli oggetti aggiunti alle composizioni come l'uso di piume d'uccello nella composizione.

bunjin (C) Scuola Ohara

 

 

 

 

 

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Seguendo la moda cinese che amava i colori forti, sgargianti, usavano fiori dai colori vivaci, non più così wabi-sabi come d'uso nel Matcha e scelti soprattutto per il loro significato simbolico cinese. Usavano pure rami con frutti, il cui uso era proibito dalle scuole di ikebana giapponesi.

 

La corrente di pittura Nanga è chiamata anche "stile cinese del Sud" poiché nata nel sud dell'impero cinese che è in zona tropicale: di conseguenza nei bunjin sono usati vegetali tropicali tipici di quella zona e i dai (tavolette di legno) usati per i morimono possono avere le forme di larghe foglie di piante tropicali.

 bunjin (C) scuola Ohara

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bunjin (C) Scuola Ohara

in cui le radici dell'orchidea sono espressamente visibili

 

 

 

 

 

 

 

appare evidente che, anche se ambedue le forme sono usate in funzione di una cerimonia del Tè, chabana e bunjin siano molto differenti

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